IL REGNO DEGLI SVEVI
Il Re, della nobile stirpe degli Svevi, si era attardato, quella notte, nel Salone del trono del suo Castello.
Stava
lì, silenzioso, a fissare le ultime scintille del fuoco spengersi, nel grande
camino di pietra.
Il
suo fedele cane, Argaut, gli stava accucciato accanto, vicino ai suoi stivali di
pelle.
Lo
sguardo assonnato, riconoscente.
Ogni
tanto il Re gli accarezzava la testa, affettuoso.
Voleva
bene a quel cane.
Gli
voleva un gran bene.
Davvero.
Il
Re degli Svevi regnava oramai da diversi anni sulla Galizia.
La
sua stirpe era sopravvissuta alle terribili invasioni degli Unni, aveva visto la
morte di Attila, quel feroce e terribile Re, la sconfitta degli ultimi Unni
nella battaglia di Nedao, per mano di Arderico, Re dei Gepidi, il crollo
dell’Impero Romano d’Occidente, per mano di Odoacre, Re
degli Eruli, e poi nuove guerre, nuove invasioni, Re uccisi, Regine
condotte schiave, saccheggi e orribili massacri.
Suo
padre era stato Re degli Svevi prima di lui, aveva combattuto con valore contro
i suoi nemici, difendendo il Regno, ed era morto carico di gloria.
Era
stato un Re saggio e giusto.
Come
l’Europa non vedeva da secoli.
Ne
conservava un ricordo bello e commosso.
Ora
regnava lui, da parecchi anni.
Era
ovunque stimato e rispettato.
Il
suo Regno era un esempio per tutti.
Seguendo
le orme di suo padre regnava con saggezza e giustizia, alla maniera degli
antichi Re.
Era
da molti anni che l’Europa non vedeva simili sovrani.
Belli,
giusti e buoni.
Purtroppo
molti Re continuavano a disprezzare la saggezza e la giustizia.
Le
guerre, gli odi, le invidie e le violenze continuavano, orride e terribili.
Il
Re degli Svevi si chiedeva quanto sarebbe durata ancora l’Età Oscura.
Quanto
mancava al ritorno dell’Età dell’Oro, di quella buona e felice età di Pace
e Giustizia, in cui tutte le stirpi e i Regni avrebbero vissuto nel rispetto e
nell’amicizia.
Forse
non mancava poi molto.
Bisognava
sperare.
Forse
il millenario e venerabile Regno di Midgard sarebbe presto tornato sulla Terra.
L’ultimo
fuoco, sul grande camino, si spense, illuminando per l’ultima volta i suoi
lunghi capelli biondo scuro, gli occhi verdi, la barba e i baffi biondo scuro,
il volto giovane, nobile e bello.
Il
Re degli Svevi decise che era ora di andare a letto.
Si
alzò dal suo trono e si diresse verso la cappella, seguito dal fedele cane
Argaut.
Fuori
il vento del Nord fischiava furioso.
Una
notte tetra e fredda.
La
cappella era illuminata da due lunghi ceri.
Il
Re si inginocchiò davanti alla Croce e pregò.
Pregò
il Signore di concedere un po’ di pace alla Terra.
Pregò
il Signore di far arrivare presto quell’Età buona e giusta.
Pregò
il Signore di illuminare tutti i cuori, compreso il suo.
Poi
si alzò e si incamminò verso la sua stanza, con il fedele cane Argaut sempre
dietro.
La
sua stanza era calda, in penombra.
Si
spogliò, lentamente, senza fare rumore.
Argaut
si accucciò accanto al grosso letto a baldacchino e si addormentò,
rinfrancato.
Ormai
nudo il Re si infilò sul letto.
La
sua giovane sposa, una ragazza bionda, bella, dai dolcissimi occhi azzurri, lo
abbracciò, felice.
Il
Re degli Svevi sorrise, colmo di gioia, e la baciò.
Quella
notte fecero l’amore, dolcemente.
E
poi si addormentarono insieme, abbracciati.